Il parere del MIT n. 4199 del 21 aprile 2026 affronta la possibilità che il cosiddetto quinto d’obbligo possa essere previsto anche negli affidamenti diretti.
IL QUESITO
Il quesito posto al Ministero chiedeva se il comma 9 dell’articolo 120, che prevede la facoltà della stazione appaltante di imporre all’appaltatore, in corso di esecuzione, un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino al 20% dell’importo del contratto, mantenendo le condizioni originariamente previste, potesse trovare applicazione anche nelle procedure di affidamento diretto.
IL PARERE
L’ articolo 120, comma 9 dispone che il quinto d’obbligo sia inserito nei “documenti di gara iniziali” espressione che aveva generato il dubbio che l’istituto fosse utilizzabile solo nelle procedure competitive tradizionali. Il MIT ammette l’applicabilità anche agli affidamenti diretti anche in assenza di una canonica lex specialis quale disciplinare e capitolato.
Il Ministero valorizza la sostanza più che la forma in quanto anche nell’affidamento diretto esistono atti propedeutici e documenti preliminari che definiscono l’oggetto, il valore, le condizioni e le modalità di esecuzione dell’affidamento. È in tali atti che parrebbe opportuno inserire la clausola del quinto d’obbligo.
EFFETTI SUL VALORE DELL’AFFIDAMENTO
Il passaggio rilevante del parere del MIT è il riferimento è all’articolo 14, comma 4, secondo cui l’importo stimato dell’appalto è calcolato sull’importo totale pagabile, al netto dell’IVA, tenendo conto dell’importo massimo stimato, comprese eventuali opzioni o rinnovi esplicitamente stabiliti nei documenti di gara.
Pertanto il Ministero afferma che se la stazione appaltante intende applicare il quinto d’obbligo, l’importo della procedura ai fini dell’articolo 14 del Codice deve comprendere anche tale quota. Il valore complessivo anche del quinto d’obbligo rileva ai fini della corretta individuazione della soglia, per la programmazione, per l’acquisizione del CIG e per la verifica della legittimità del ricorso all’affidamento diretto. Quindi se il valore base dell’affidamento è vicino alla soglia dell’affidamento diretto, l’aggiunta del 20% può determinare il superamento del limite e rendere necessario il ricorso a una diversa procedura.
Il chiarimento del MIT non significa che il quinto d’obbligo possa essere utilizzato per aggirare le soglie. Al contrario, proprio perché deve essere conteggiato nel valore stimato dell’affidamento, la stazione appaltante deve verificare fin dall’inizio che l’importo complessivo, comprensivo del quinto, sia compatibile con la procedura prescelta.
CONCLUSIONI
Con questo parere il MIT chiarisce che il quinto d’obbligo non è incompatibile con l’affidamento diretto e che la mancanza di una gara con una documentazione preliminare in senso formale non impedisce alla stazione appaltante di prevedere questa facoltà. Tuttavia pone l’attenzione sul fatto che il quinto d’obbligo deve essere previsto e calcolato nel valore complessivo dell’affidamento.
Dott.ssa Giulia Tronfi
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